mercoledì, 21 marzo 2007

Seconda possibilità - o della resa

Nello scendere dal treno alla stazione di R. mi chiedo:
Passerò il tempo cercando di farti aderire all’immagine che già posseggo di te?
Le sovrapporrò? Correggerò le linee di troppo, gli sbaffi di colore?
O mi arrenderò totalmente alla somma dei tuoi gesti, per quanto possano restituirmi un’immagine di te poco consona a ciò che credo di sapere e conoscere?
Dove ci incontreremo? In quale punto del senso?
E tu?
Tu cosa farai?
Manterrai fedeltà al passaporto che mi hai fornito in un altro momento, in un altro tempo?
Tradirai te per essere fedele a me? O il contrario?
Io ti direi: voglio essere me, me più che mai.
Voglio che tu sia te, te più che mai.
Più me con te di quanto potrei immaginare a me stessa di essere. 
A costo di disconoscermi e conoscerti ogni volta.
Non ho documenti, se non la mia mano.
Alla frontiera della tua pelle osserveranno le linee prima di lasciarmi passare. La mia mano mi fa da interprete, mi accompagna per luoghi sconosciuti.
Ti dico: sarò alla stazione di R. e mi riconoscerai perché sono nuda. Incidentalmente, indosserò un vestito a fiori.

Lo ha scritto Flounder alle 17:12