giovedì, 22 marzo 2007

Terza possibilità - o dell'intralcio miracoloso

Arrivata alla stazione di R. faccio per scendere dal treno. Tu sei lì, ti vedo. provo a indovinarti, a prevedere i tuoi pensieri.
Qualcuno mi si avvicina e mi strattona il vestito. 
E tu? cosa ci fai qui, tu?
In quel momento non metto a fuoco il viso, sono lineamenti che non mi informano su nulla.
Sono M., non mi riconosci?
Sì, sì, scusa, ero sovrappensiero. Ma tu come hai fatto a riconoscermi?
(in realtà ci siamo incontrate non più di tre giorni fa, in altro contesto. Mi chiedo come sia possibile non accorgersi che in questo momento sono altra, come abbia fatto a riconoscermi, se in questo momento esatto sono irriconoscibile addirittura a me stessa)
Tu mi osservi da lontano, senza avvicinarti.
Saluto frettolosamente la mia conoscente e ti vengo incontro.
Ci separano forse dieci passi: cinque mi occorrono per vuotarmi dell’altro incontro, cinque per predispormi interamente a te e lasciarmi ritrovare.
Sul settimo passo mi anticipi e ti ho davanti, senza essere riuscita a recuperare ciò che credo tu sappia di me, ciò che immagino tu abbia deciso di sapere di me.
Questo vestito è nuovo?, mi chiedi.
E’ tutto nuovo, ti rispondo.
Anzi, lo penso solamente.
Se è vero si vedrà solo dopo.

Lo ha scritto Flounder alle 09:48