venerdì, 23 marzo 2007

Quarta possibilità - o dell'equivoco fulminante

E così, infine, ti ho ritrovato.
Mi hai ritrovato.
Sei tu, quello di sempre. Quello conosciuto, atteso, desiderato, sperato.
Tuo l'odore, tue le mani.
Tua l'immagine così simile al ricordo. Tua la curva del naso, tue le labbra.
Nel protendermi a te, nel sollevare volto e mento alla tua bocca, lo sguardo mi si ferma sull'indicazione del luogo: qui non è la città di R., mi trovo a F.
Come ho fatto a sbagliare fermata?
Come ho fatto a non accorgermi di essere passata oltre? 
A cosa pensavo?
Pensavo a te, a come ti avrei ritrovato, a come ci saremmo riconosciuti.
Adesso sono qui con un altro, è vero, ma è a te che penso. E' te che vedo.
Non avertene a male. in fondo siamo gente di passaggio: su questa terra come in una stazione.
Ognuno si arrangia come può.
Più tardi mi dirai che quest’abito ti ricorda qualcosa, qualcuno.
Tua moglie, ma non potresti giurarci.
Dal canto mio potrei fingere di esserlo: è la stagione degli abiti a fiori.

Lo ha scritto Flounder alle 23:28