Quinta possibilità - o dei quattro cantoni
Per un momento mi chiedo se abbia senso arrivare alla stazione di R. con il mio vestito a fiori.
Arrivo, ti vedo, mi mancano dieci passi dieci metri e ti prendo.
Nella stazione di R., dove tutto ti è familiare e ti appartiene, dove tutto consolida l’immagine di te.
Fossimo a strapiombo sul mare sarebbe facile intravedere il rischio.
Ci sarebbe il vento a muovere le ombre.
Fossimo a strapiombo sul mare potremmo dirci che cominciamo solo adesso.
Ma la stazione di R. è ovattata, ha qualcosa che ci protegge, ci consegna a uno scenario noto, a una quinta certa e collaudata.
In fondo siamo stati fermi, abbiamo tenuto lo sguardo su di noi, ci siamo tessuti addosso trame di parole senza testarne la solidità al vento.
Ci siamo mossi nello spazio angusto di una forma sincopata di ricordo.
Dal treno io non scendo, no.
Riprendo la via che mi riporta a casa.
Ti chiamo e dico: puoi raggiungermi qui, dove non mi conosci.
Non avevo un abito a fiori da indossare.
