Nona possibilità - o dell'amore paranormale
L’uomo è frettoloso e ansimante, vestito di verde. Un po’ impolverato: sarebbe così gentile da indicarmi la via più breve per la stazione di R.?
L’altro lo guarda stupito, sopraffatto dalla domanda: la città di R. non ha stazione. Viviamo separati dal resto del mondo, ci hanno dimenticato.
L’uomo si sente come schiaffeggiato: ma non è possibile..io…io ho un appuntamento alla stazione della città di R. non è forse questa la città di R.?
- E’ questa la città di R. sì, ma mi creda, non esiste stazione. C’era un tempo, sì, ma è stato troppo tempo fa, lei non può ricordarlo, non era ancora nato. C’era una grande stazione, prima della Guerra: arrivavano treni da ogni dove, un grande traffico di merci e passeggeri. Prima della Guerra. Poi una notte i bombardamenti, e la stazione non è mai più stata ricostruita. Ci hanno dimenticato.
L’uomo si sente mancare, prova ad insistere: ma io..io le assicuro che deve esserci la stazione. E’ lì che mi aspetta, ho un appuntamento. Mi ha detto così: ci rivedremo alla stazione della città di R., avrò un vestito a fiori…
L’altro aggrotta lo sguardo: un vestito a fiori? Lei sta parlando della donna con l’abito a fiori?
- Sì, sì. La conosce? L’ha vista passare? L’ha forse vista uscire dalla stazione di R.?
- Le ho detto che non c’è stazione, qui…la donna con l’abito a fiori…sì…me la ricordo. Giravano voci sul suo conto. Accadeva prima della Guerra: a volte la si vedeva vagare lungo la banchina, come alla ricerca di qualcosa, a volte interrogava i passanti. Si diceva che avesse un amante proprio qui, nella città di R., ma nessuno può confermarlo. Ma tutto questo accadeva prima della Guerra, gliel’ho detto. Poi sparì, insieme alla stazione, insieme a parte della città. Ma cosa ne sa lei della donna con l’abito a fiori? Lei è così giovane. Da chi ha ascoltato questa storia?
L’uomo è confuso, spaventato: io…io avevo un appuntamento con lei. Dovevamo vederci. Sa…io dovevo parlarle, sapere. Io volevo dirle…volevo dirle che…ma è tardi. Mi dica, la prego, mi dica qual è la via più breve per la stazione di R.. Io non voglio arrivare in ritardo, non voglio che mi aspetti ancora. Voglio prenderla, stringerla, sussurrarle all’orecchio. La prego, non mi trattenga qui, io devo andare. Mi indichi la strada, per piacere...
L’altro corruccia la fronte, pescando a fatica nei ricordi: ci furono molti morti qui. Fu colpa della Guerra. Lasciarono le case, le famiglie. Furono portati a morire lontano. Partivano ogni giorno, dalla stazione di R. ma lei…lei non può ricordarlo, lei non era nato…
L’uomo si accasca, raccoglie la testa tra le ginocchia e piange.
Sottile, lieve come un’ombra.
