Ventesima possibilità - o della stagione balneare
Come quella volta che da bambino lo portarono a vedere il mare.
Gli tenevano la manina perché non scappasse, perché non corresse verso l’acqua, bagnandosi le scarpe e l’orlo dei pantaloni.
Era ancora troppo freddo per i bagni, si camminava lungo la battigia respirando l’aria.
Che erano gente di mare, loro. Temporaneamente prestati alla montagna, sacrificati al freddo e al grigio.
Ma lui non scappava, restava fermo, con uno sguardo sgomento.
Quant’è grande, mamma?
E’ grandissimo, è infinito.
Sì, ma quanto è grande? Posso arrivare dall’altra parte nuotando?
No, è enorme. E’ come l’amore della mamma.
Iniziano così certe cose e poi ci si affonda dentro, si annaspa.
Aveva un abito a fiori quel giorno sua madre.
E oggi, fermo nell’attesa alla stazione della città di R., scorgendo da lontano una donna con un abito così simile a quello di un’altra vita, la sua mano che si leva in un saluto e gli occhi spalancati, risente nelle narici l’odore di quel giorno e il vento. E sa che non potrà arrivare mai dall’altra parte di lei, mai dall’altra parte di niente e di nessuno.
E sa che ha paura.
Di nuovo.
