sabato, 14 aprile 2007

Ventesima possibilità - o della stagione balneare

Come quella volta che da bambino lo portarono a vedere il mare.

Gli tenevano la manina perché non scappasse, perché non corresse verso l’acqua, bagnandosi le scarpe e l’orlo dei pantaloni.

Era ancora troppo freddo per i bagni, si camminava lungo la battigia respirando l’aria.

Che erano gente di mare, loro. Temporaneamente prestati alla montagna, sacrificati al freddo e al grigio.

Ma lui non scappava, restava fermo, con uno sguardo sgomento.

Quant’è grande, mamma?

E’ grandissimo, è infinito.

Sì, ma quanto è grande? Posso arrivare dall’altra parte nuotando?

No, è enorme. E’ come l’amore della mamma.

Iniziano così certe cose e poi ci si affonda dentro, si annaspa.

Aveva un abito a fiori quel giorno sua madre.

E oggi, fermo nell’attesa alla stazione della città di R., scorgendo da lontano  una donna con un abito così simile a quello di un’altra vita,  la sua mano che si leva in un saluto e gli occhi spalancati, risente nelle narici l’odore di quel giorno e il vento. E sa che non potrà arrivare mai dall’altra parte di lei, mai dall’altra parte di niente e di nessuno.

E sa che ha paura.

Di nuovo.

Lo ha scritto Flounder alle 13:25