giovedì, 19 aprile 2007

Ventunesima possibilità - o del terrore della damnatio memoriae

Dopo anni di abbandono, la municipalità della città di R. si fece promotrice del recupero della stazione.

Nel tempo era diventata un luogo insalubre, carica di immondizie, infestata di erbacce. Vi trovavano riparo i senza tetto, i randagi, tutti coloro che da tempo avevano smarrito il proprio posto.

Grazie al finanziamento di un misterioso benefattore iniziarono i lavori di rifacimento: dapprima la facciata, poi le ampie sale d’attesa.

In seguito fu ripristinata la biglietteria e un piccolo treno a carbone che ogni domenica, e solo dietro prenotazione,  ripercorreva il tragitto di una volta.

La compagnia teatrale della città si occupò dell’animazione, di ricreare le atmosfere di un tempo. I ragazzini delle scuole fornivano indicazioni ai passanti, la città tutta fu coinvolta in qualche modo.

I passeggeri venivano dotati di cuffie che raccontavano loro la storia che si era svolta lì.

A ognuno la sua storia.

Poteva dunque capitarti di ascoltare ogni volta un frammento diverso, cogliere un aspetto sconosciuto.

Sul biglietto era impressa la foto di una donna con un abito a fiori, che sorrideva con una lieve malinconia nello sguardo.

Per tutti aveva qualcosa di familiare, ma nessuno avrebbe saputo dirne con certezza il perché.

I turisti prenotavano con mesi di anticipo per partecipare alle domeniche della stazione della città di R., arrivavano da lontano.

C’era un numero verde e una lista d’attesa. Una versione base e un’opzione pranzo a bordo.

Alla fine della giornata c’era sempre qualcuno che – commosso – ringraziava.

Qualcuno aveva il volto scavato dalla rabbia.

Qualcuno – infine – reclamava la restituzione del costo del biglietto. Scuotevano il capo dicendo che con tutti i problemi della città di R., non era possibile che l’amministrazione si perdesse dietro cose così inutili e sperperasse tanto denaro.

Credono di distrarci dalle difficoltà reali con una donna vestita d’abito a fiori e quattro chiacchiere.

Andavano via indignati e il giorno dopo scrivevano lettere di protesta alla stampa locale.

Il misterioso benefattore collezionava i ritagli di giornale, le lettere, recensioni e fotografie.

Non raccontò mai a nessuno i motivi della sua scelta, della generosa donazione.

Aveva da saldare un debito, mantenere una promessa.

Una volta al mese inviava un plico anonimo contenente tutto il materiale in un’altra città.

Un’anziana donna con un abito a fiori riceveva la busta e la conservava. A volte sorrideva, a volte sentiva di odiarlo.

Fintanto che arrivavano le lettere, manteneva la certezza che fosse ancora vivo.

Lei, invece, era morta tanto tempo prima, nella stazione della città di R.

Lo ha scritto Flounder alle 12:51