Ventitreesima possibilità - o dell'inerzia stagionale
Ultimamente nella Stazione della Città di R. le cose non funzionano più come una volta. C’è un lassismo generale.
Alcuni parlano di imponenti agitazioni sindacali, altri di un preciso intento di boicottaggio.
Così aspettiamo. Aspettiamo che il treno arrivi o riparta, ma intanto la stazione è deserta e nessuno è in grado di fornirci indicazioni.
Controllo con cura che le tue cose siano tutte a posto, che gli abiti non siano spiegazzati, che in valigia tu abbia con te un giornale, una bottiglia d’acqua.
Fai altrettanto con me, sistemandomi la collana, quel ciuffo di capelli sulla fronte, il mio piccolo bagaglio.
Come sovrappensiero col dito segui i fiori del mio abito, come se ognuno fosse la tappa di un viaggio lunghissimo.
Quando arriva il treno ci trova impreparati.
Non sappiamo più chi dei due debba partire.
Ci guardiamo a lungo nella speranza che uno dei due ricordi, che abbia un luogo, un luogo altro al quale appigliarsi, al quale far ritorno.
Ma è tutto inutile. Lo abbiamo dimenticato.
Il treno riparte e ci lascia ammutoliti.
Bevo un po’ della tua acqua, tanto non ti occorrerà più.
Mi spettini di nuovo, tanto non mi occorre essere presentabile altrove.
Per oggi è andata così, ci diciamo.
E ancora non riusciamo a ricordare chi dei due dovesse partire.
